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“Decoro urbano” è il nome di un gruppo informale che si incontra per danzare nello spazio pubblico a Palermo. Decoro Urbano esiste per celebrare la relazione tra i corpi e tra i corpi e lo spazio. Attraverso l’improvvisazione si coltiva la sensibilità per ciò che ci dà luogo. Valorizzando i saperi singolari dei corpi danzanti, si onora lo spazio urbano come milieu complesso, molteplice e fragile che precede, condiziona e accoglie l’alleanza dei corpi.

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“Decoro Urbano”: camminare verso la danza nella città di Palermo

Decoro Urbano

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Breve storia

Abbiamo lanciato l’iniziativa Decoro Urbano come un invito a danzare insieme, ad improvvisare con i corpi e le nostre memorie cinetiche nello spazio pubblico a Palermo; era il 2019 ed eravamo un piccolo gruppo di 5, di cui 4 erano persone nate e vissute in molti luoghi. In quel momento era appena stata attuata la legge detta il Decreto Sicurezza Bis, che riduceva drasticamente le possibilità delle persone migranti a chiedere asilo o protezione in questo paese e allo stesso tempo ha limitato il nostro diritto di libera espressione nelle manifestazioni pubbliche – politiche e non. Questa legge rientrava perfettamente nella logica di chiusura e di respingimento delle politiche europee, e della gentrificazione di intere aree delle città, mentre in ogni luogo del mondo scoppiano nuove guerre, catastrofi climatiche, e crescenti precarietà economiche e sociali. L’esclusione e la “pulizia” presente nei vari decreti nel linguaggio politico-amministrativo si chiama “decoro urbano”, cioè l’apparenza visiva, il “look” delle nostre città.

La nostra iniziativa Decoro Urbano nasce dall’idea di opporre a questa tendenza di finta “pulizia” urbana – che nasconde una politica proto-fascista che nega la vita – l’alleanza dei corpi, corpi che si muovono attraverso la città, abitano lo spazio urbano e formano con questo spazio un milieu vitale ed essenzialmente opaco, intenso, indecifrabile e per certi versi sporco – con altre parole: vivo, vivente, vivace. In questo senso, Decoro Urbano non cerca né la perfezione tecnica del corpo danzante, né la rappresentazione di un messaggio politico o estetico qualsiasi, ma la pratica vissuta, incarnata e situata dello stare insieme, dell’essere-con, inteso come pratica esistenziale di cura trasversale, del sé, degli altri, degli altri corpi, umani e non e dello spazio, dell’ambiente.

Il decennio passato è stato il periodo dell’avanzamento di una nuova forma di capitalismo tecnologico e finanziario tanto totalitario quanto invisibile; ma è anche il periodo delle occupazioni delle piazze, dei movimenti Occupy, della cosiddetta primavera araba che, malgrado tutte le conseguenze catastrofiche, rimarranno nelle nostre memorie come un momento di speranza e di apertura. Il secondo decennio del nostro secolo, concluso violentemente con una pandemia globale che ha rappresentato un’esperienza inedita di regolarizzazione, sorveglianza e ripartizione dello spazio in cui viviamo, sarà ricordato anche come il tempo dell’alleanza dei corpi, delle assemblee femministe e intersezionali, della rabbia condivisa tradotta in co-presenza pacifica, in silenzio performato, in solidarietà incarnata, esposizione in pubblico, in quello spazio in cui siamo sempre, tutti e tutte, vulnerabili e insieme. Per questo rilanciamo l’iniziativa del Decoro Urbano proprio in quell’ottica: reimparare ad abitare e prenderci cura, insieme, di questo spazio di vita con ogni gesto, con ogni respiro, con ogni desiderio.

Decoro urbano Pratiche di alleanza nello spazio pubblico

Decoro urbano si incontra ogni volta in una piazza diversa. Gli appuntamenti vengono lanciati via mail e sui social, sono aperti a chiunque e chiunque può proporre un tema di movimento o un gioco. A volte partecipano musicisti. Si arriva e si danza nello spazio pubblico.

Talvolta c’è un pubblico che osserva, talvolta non c’è nessuno. Talvolta è necessario prima prendersi cura dello spazio togliendo un po’ di spazzatura, talvolta lo lasciamo così com’è.

Decoro Urbano è stato anche una performance per Ballarò Buskers e per tante manifestazioni politiche antirazziste e anticolonialiste.

Decoro Urbano Laboratorio

Decoro Urbano è anche un laboratorio residenziale urbano gratuito che può durare dai 4 ai 14 giorni in cui alle pratiche corporee corre parallelo una ricerca di parole sullo spazio pubblico e sui corpi. Le parole vengono raccolte attraverso interviste a persone che abbiano voglia di spendere un tempo a parlare con noi, che siano d’accordo che la loro voce venga registrata e possa essere ascoltata da altri.

Dal laboratorio scaturisce una performance o una condivisione aperta al pubblico.

Le pratiche del laboratorio possono essere distribuite in diverso ordine e possono avere diversa durata ogni volta. Le più salienti sono:

1) Sul guardare.

Incontriamo il gruppo che ha aderito al laboratorio in una zona della città che esploriamo attraverso passeggiate collettive e giochi sul riconoscimento dello spazio che implicano il “vedere” con gli occhi e con il corpo, “traduzioni in movimento” dei corpi nello spazio (intendiamo per corpi ogni (s)oggetto esistente: sassi, persone, piante, palazzi, spazzatura, balconi, pali della luce, animali…), la “raccolta” di oggetti significativi, ma anche di esperienze e ricordi da raccontare.

2) Il pic-nic filosofico danzante (rivolto ai partecipanti e ai passanti).

Scegliamo un posto speciale del quartiere della residenza dove organizziamo un pic-nic: offriamo pane fatto in casa, olio, o altro cibo da condividere mentre leggiamo passi da alcuni libri che ispirano la nostra ricerca (Preciado, Nancy, Bennet, hooks, Butler), alterniamo parole a movimento, ciascuna si esprime nel modo che sente.

3) Dell’Oro urbano.

Scegliamo un luogo dal quale si possa vedere il sorgere del sole e danziamo in onore di questa nuova alba.

4) Istallazione di oggetti vibranti

Creiamo un’opera collettiva effimera con gli oggetti e i movimenti raccolti durante le giornate di ricerca.

5) Condivisione con il pubblico.

L’ultimo giorno di laboratorio (o prima se abbiamo più di una settimana) scegliamo le esperienze significative che riteniamo possano essere condivise con un pubblico. Le interviste, tagliate e montate insieme alla musica, possono rappresentare l’audio della performance. L’istallazione di oggetti vibranti può costituire la scenografia.

Chiunque ha partecipato al laboratorio può partecipare alla condivisione secondo i suoi desideri, talenti e nel modo che lo faccia sentire più a casa (performer, accompagnatore del pubblico, aiuto tecnico o logistico, documentazione fotografica o video, grafica…).